mercoledì 7 agosto 2013

I numeri vincenti della sottoscrizione a premi della festa provinciale di Liberazione - estrazione di martedì 6 agosto

Numeri vincenti sottoscrizione a premi
1 Sorvolo del lago di Garda in ultraleggero 1623
2 TV Color 32" Led Samsung 0254
3 Cellulare Samsung 0822
4 Cena per due persone presso Casa del popolo via F.lli Bandiera Brescia 0422
5 Ferro da stiro 0048
6 Minipinner ad immersione 1918
7 Phon da viaggio Trevi 1111
8 Confezione prodotti biologici 0273
9 Ombrellone da spiaggia 1542
10 Confezione bottiglie di vino 1507

domenica 9 giugno 2013

Fracking e rigassificatori, il ministro Zanonato punta a favorire il bilancio delle società minerarie e la speculazione energetica con gravi rischi per la catena alimentare umana in Italia

Passata la tornata elettorale, dalla quale si è avuta la conferma che l'elettore, come risposta ai disastri passati e presenti politici ed economici, abbia privilegiato e continui a privilegiare la scelta della fuga dalle urne, con perdite enormi di voti in termini assoluti da parte di tutte le forze politiche, restando comunque maggioritaria, tra chi vota, la scelta delle forze che hanno portato l'Italia nella situazione attuale.
Il rifiuto di votare chi si propone come alternativa resta di difficile interpretazione, stante che, al di là delle chiacchiere, il grillismo non si può certo qualificare come proposta alternativa "di sistema". Questa tendenza ha riguardato anche la proposta di Rifondazione Comunista. E se per noi si potrebbe ipotizzare un ritardo nella scelta di presentarci da soli - cosa senz'altro vera - lo stesso non si può dire per "Brescia bene comune solidale e libertaria", che ha condotto una campagna di un anno, e che poteva vantare la presenza, sia nella figura della candidata sindaco, sia in parecchi componenti della lista, di persone che negli scorsi anni si erano distinti come attivisti "indipendenti" nei vari "movimenti" nella città; nonostante questo, questa lista ha ottenuto un consenso addirittura inferiore al nostro.
Come mai? Pur inclini all'autocritica, non crediamo si tratti solo di nostri errori. La spiegazione più semplice, probabilmente semplicistica, potrebbe essere quella che le sirene capitalistiche, l'illusione del bengodi del mercato, continui a dominare ed a pervadere la "cultura" delle masse, le quali, dopo aver inseguito gli imbonitori alla Berlusconi, alla Bossi, alla Grillo, all'apparir del vero continuino ad attendere qualche evento miracolistico; atteggiamento nell'immediato più gratificante, rispetto al farsi carico anche di un lavoro partecipato a lungo termine, ma sicuramente portatore di atroci disillusioni.
Noi riprendiamo ostinatamente il nostro lavoro di ricerca e di denuncia, e partiamo da questa segnalazione proveniente da Medicina Democratica, riguardante il discorso del neo ministro dell'industria Zanonato, il quale, parlando davanti alle commissioni riunite di Camera e Senato, fa esplicito riferimento, sia pure di sfuggita, alla tecnica di estrazione del gas col Fracking, progetto che rguarda in maniera massiva l'Italia, in particolare pressoché l'intera pianura padana, e che interessa anche la provincia di Brescia con una concessione di ricerca ed estrazione del gas su una estensione di quasi 300 chilometri quadrati. Torneremo in modo più mirato ed approfondito su questa questione.

Fracking e rigassificatori, il ministro Zanonato punta a favorire il bilancio delle società minerarie e la speculazione energetica con gravi rischi per la catena alimentare umana in Italia

L'economia italiana per il ministro Flavio Zanonato? Generici accenni alle agevolazioni alle piccole e medie imprese, generici accenni alle liberalizzazioni di mercato e delle banche, ma precise valutazioni su Fracking e rigassificatori.
Il ministro Zanonato punta, dunque, a favorire il bilancio privato delle società minerarie, e la speculazione energetica, con gravi rischi per la catena alimentare umana in Italia, territorio altamente antropizzato e che, idrogeologicamente, non può tollerare un'azione altamente invasiva e distruttiva delle rocce di scisto e delle falde idriche, come il fracking, né può ancora puntare, stoccando gas e petrolio, a produrre energia elettrica bruciando e speculando sui combustibili fossili. I quali, visto che la tecnologia oggi consente di produrre sempre più energia da fonti rinnovabili, vanno riservati, essendo stato superato il picco massimo del consumo delle riserve, sempre di più a garantire il funzionamento della società motoristica così come la conosciamo dalla rivoluzione industriale in poi.
Argomento che chiaramente non interessa alle società minerarie (rinuncerebbero mai a parte dei loro profitti?), ma che dovrebbe riguardare chi amministra lo Stato. Sono infatti i nostri politici che dovrebbero chiedersi il perché dobbiamo affannarci a cercare gas e petrolio, scindendolo addirittura dalle rocce che lo contengono, quando sarebbe ora di risparmiarlo, diminuendo al massimo la produzione di energia elettrica?
Ricordo che il fracking è un'esplosione di acqua, acidi ed esplosivi che frantumano la roccia per liberare il metano (ancora non riescono a scindere il petrolio dalle rocce che lo imprigionano, ma ci stanno provando) su larghe estensioni di sottosuolo.
Sottosuolo letteralmente saccheggiato: si frantuma una zona, si raccoglie il gas liberato dalla roccia e si passa subito dopo alla zona adiacente. Il ciclo si ripete più volte nell'area interessata, fino alla sua devastazione e al suo completo inquinamento.
Allego la relazione trascritta dell'intervento del ministro Zanonato in audizione alla Decima commissione, nella quale però non appare nella sua interezza il riporto e il raccordo allo shale gas, alla tecnica del fracking e ai rigassificatori, fatti invece a voce dal ministro. Ascoltabile con chiarezza nell'intervento filmato del link sottostante che allego.
Nello stesso video al tempo di "15,29" l'intervento di risposta a Zanonato del portavoce al Senato del M5S della Basilicata, Vito Petrocelli, geologo che, sulla questione dello shale gas, ma anche della genericità delle dichiarazioni di economia del ministro in audizione, ha avanzato gli stessi dubbi e le stesse perplessità che avanzerebbero cittadini e piccole e medie imprese. Il video è completo e si possono anche ascoltare gli interventi dei senatori di tutti gli altri partiti, anche di maggioranza, i quali ultimi, tranne che per il gas, hanno avanzato uguali scetticismi sulle piccole e medie imprese. Ma allora, è la mia domanda sempliciotta che non vuole risposte, perché hanno votato il recente Def, Documento economico finanziario, e accettato la recente Sen, Strategia energetica nazionale, che contiene tutti gli estremi di ciò che ha sintetizzato ieri il ministro Zanonato in audizione alla Decima commissione?
Un saluto,
e.p.
http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Commissioni/Dettaglio?IdEvento=5725

lunedì 18 febbraio 2013

Giovedì 21 febbraio gran finale della campagna elettorale per Etico, a sinistra

Giovedì 21 Febbraio per la chiusura della campagna elettorale sono previsti due eventi: al pomeriggio la carovana della salute, con conferenza stampa "en plein air" sotto l'inceneritore,  poi a seguire le varie tappe più significative della situazione socio-sanitaria bresciana: psichiatria, carcere, non autosufficienza, Caffaro, sanità ospedialiera. Ovviamente si confida che un tempo troppo inclemente non intralci l'iniziativa. A partire dalle 19.00 ci sarà la chiusura ludico-musicale. Ospite d'onore sia al pomeriggio che alla sera il capolista Andrea Distefano, supportato nel pomeriggio da due indiscusse autorità nel campo della salute come Vittorio Agnoletto e Fulvio Aurora.

Qui sotto il volantino della iniziativa della carovana
 E qui invece la locandina della serata ludico-musicale con il duo Meo - Mixe Circus

lunedì 26 novembre 2012

Firma per i referendum! - Orari e comuni della Franciacorta - Ovest bresciano - lago d'Iseo

LAVORO (2),PENSIONI(2),CASTA(1)    
REFERENDUM 5 firme

Dove firmare nei comuni dell' Ovest Bresciano, 
Franciacorta e Sebino:

ADRO: 
Uffico Anagrafe
dal lunedì al venerdì 
dalle 9.30 alle 12.30
sabato dalle 9 alle 11.30

BERLINGO
Ufficio 
Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 10:00 alle 13:00
Mercoledì dalle 
ore 15:30 alle 17:00
Sabato dalle ore 10:00 alle 17:00

BRANDICO

Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Sabato dalle ore 10:00 alle 12:00 ( 
Mercoledì chiuso )
Mercoledì dalle ore 14:00 alle 17:00

CAPRIOLO 

Ufficio Anagrafe
lunedì, martedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 
12.30
giovedì dalle 15 alle 18.45

CASTEGNATO
Ufficio Anagrafe
Da 
Lunedì a Venerdì dalle ore 9:00 alle 12:30
Lunedì dalle ore 16:00 alle 
17:45
Sabato dalle ore 9:00 alle 12:00

CASTELCOVATI
Ufficio Anagrafe

Da Lunedì a Sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:00 ( Giovedì chiuso )

Mercoledì dalle ore 15:00 alle 17:00


CASTREZZATO
Ufficio Anagrafe
Da 
Lunedì a Sabato dalle ore 9:30 alle 12:00 ( Mercoledì chiuso )

Mercoledì dalle ore 16:00 alle 18:00

CAZZAGO SAN MARTINO
Ufficio 
Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 9:00 alle 12:30
Lunedì e 
Mercoledì dalle ore 16:00 alle 18:00
Sabato dalle ore 9:00 alle 12:00


CELLATICA
Uffico Segreteria
Lunedì/Mercoledì/Venerdì dale ore 10:00 
alle ore 12:00

CHIARI
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 9:
00 alle 14:00 ( Mercoledì chiuso )
Mercoledì dalle ore 16:00 alle ore 
16:30

COCCAGLIO
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 10:00 
alle ore 12:30 ( Giovedì chiuso)
Martedì e Mercoledì dalle ore 17:00 
alle ore 18:00
Sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:30

COLOGNE
Ufficio 
Anagrafe
Da Lunedì a Sabato dalle ore 10:00 alle 12:30
Lunedì e Giovedì 
dalle ore 16:30 alle 18:00

COMEZZANO CIZZAGO
Ufficio Anagrafe
Da 
Lunedì a Sabato dalle ore 10:00 alle 12:30
Lunedì e Mercoledì dalle ore 
14:00 alle 17:00

CORTEFRANCA
Ufficio Anagrafe 
dal lunedi al sabato 
dalle 9 alle 12.30
giovedì chiuso
martedì dalle 17 alle 18.30

CORZANO

Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 10:00 alle 12:00 ( 
Mercoledì chiuso )
Mercoledì dalle ore 15:00 alle 18:00
Sabato dalle 
ore 9:00 alle 11:30

ERBUSCO
Ufficio Anagrafe
Da lunedì a Venerdì dalle 
ore 9:30 alle 12:30
Mercoledì e Giovedì dalle ore 16:30 alle 18:00

Sabato dalle ore 9:00 alle 12:00

GUSSAGO
Ufficio Segreteria
Da Lunedì 
a Venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00 ( Mar e Gio chiusura ore 12:00 
)
Lunedì dalle ore 15:30 alle ore 17:30

ISEO
Ufficio Anagrafe
Da 
Lunedì a Sabato dalle ore 9:00 alle 11:45
Lunedì e Mercoledì dalle ore 
16:00 alle 16:45

LOGRATO
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle 
ore 9:00 alle 12:30 ( Giovedì chiuso)
Giovedì dalle ore 14:00 alle 17:
00
Sabato dalle ore 9:00 alle 12:00

LONGHENA
Ufficio Unico
Da Lunedì a 
Sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:00
Martedì e Giovedì dalle ore 15:00 
alle 17:00
Lunedì e Mercoledì dalle ore 16:00 alle ore 16:45

MACLODIO

Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Sabato dalle ore 9:00 alle 12:30 ( chiuso 
Giovedì )
Giovedì dalle ore 14:30 alle ore 16:30

MAIRANO
Ufficio 
Anagrafe
Da Lunedì a Sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:30

MARONE

Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 9:00 alle ore 12:30 ( 
chiuso il Mercoledì )
Martedì dalle ore 16:00 alle 17:00
Sabato dalle 
ore 9:00 alle 12:00

MONTE ISOLA
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì 
dalle ore 8:30 alle 13:00
Sabato dalle ore 8:30 alle 12:30

MONTICELLI 
BRUSATI
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 8:30 alle ore 12:
30
Martedì e Giovedì dalle ore 16:00 alle ore 18:00
Sabato dalle ore 8:
30 alle ore 12:00

OME
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Sabato dalle ore 9:
00 alle ore 12:00
Lunedì e Mercoledì dalle ore 16:30 alle ore 18:15


OSPITALETTO
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 10:00 alle 
ore 12:30
Martedì e Giovedì dalle ore 16:30 alle ore 18:00
Sabato dalle 
ore 9:00 alle ore 11:00


PADERNO FRANCIACORTA
Ufficio Segreteria

Martedì /Giovedì/Venerdì dalle ore 10:00 alle ore 12:30
Giovedì dalle 
ore 16:00 alle ore 17:00
Sabato dalle ore 11:00 alle ore 12:30


PALAZZOLO S/O
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 9:30 alle 
12:30
Martedì e Giovedì dalle ore 16:45 alle 17:45
Sabato dalle ore 9:
00 alle 12:00

PARATICO 
Ufficio Anagrafe/Segreteria
da Lunedì al 
Venerdì dalle 9 alle 13
martedì e giovedì dalle 16.30 alle 18.30
sabato 
dalle 9 alle 12

PASSIRANO
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle 
ore 9:00 alle ore 12:30
Lunedì e Giovedì dalle ore 14:30 alle ore 17:45

Sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:00

PONTOGLIO
Ufficio Anagrafe
Da 
Lunedì a Venerdì dalle ore 8:30 alle 12:30
Lunedì/Martedì/Giovedì dalle 
ore 17:00 alle 18:00
Sabato dalle ore 8:30 alle 12:00

PROVAGLIO D'ISEO

Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Sabato dalle ore 8:30alle 12:30
Martedì 
dalle ore 15:00 alle 18:00
Mercoledì e Giovedì dalle ore 15:00 alle 17:
00

ROCCAFRANCA
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Sabato dalle ore 9:00 alle 
12:00
Giovedì dalle ore 14:00 alle 16:00

RUDIANO
Ufficio Anagrafe

Lunedì dalle ore 9:00 alle 10:00
Da Martedì a Venerdì dalle ore 9:30 
alle 12:30
Martedì dalle ore 17:30 alle 18:30
Sabato dalle ore 9:30 
alle 12:00

RODENGO SAIANO
Ufficio Anagrafe
Lunedì/Sabato ( chiuso il 
Giovedì ) dalle ore 9:00 alle ore 13:00
Sabato chiusura ore 12:00


ROVATO 
Ufficio Anagrafe
lunedì e giovedì dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 
alle 18.00
martedì, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 13

SALE MARASINO

Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 9:00 alle ore 12:30

Martedì e Mercoledì dalle ore 14:00 alle ore 17:00
Sabato dalle ore 9:
00 alle 12:00

SULZANO
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Sabato dalle ore 8:
30 alle ore 12:00

TRAVAGLIATO
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Sabato 
dalle ore 9:00 alle 12:00 ( Giovedì chiuso )
Giovedì dalle ore 16:00 
alle 18:00

TRENZANO
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì dalle ore 9:
00 alle ore 12:30
Mercoledì dalle ore 17:00 alle 19:00
Sabato dalle ore 
9:00 alle 12:00

URAGO D'OGLIO
Ufficio Anagrafe
Da Lunedì a Venerdì 
dalle ore 10:00 alle 12:30
Mercoledì e Giovedì dalle ore 16:00 alle 18:
00
Sabato dalle ore 9:00 alle ore 12:00


ZONE
Sportello Unico
Da 
Lunedì a Giovedì dalle ore 9:00 alle 12:00, dalle 16:30 alle 17:30

Venerdì e Sabato dalle ore 9:00 alle 12:00

lunedì 5 novembre 2012

Sabato 10 novembre Dino Greco al Ken Damy

Tagli, sperperi, ruberie
e a pagare son sempre i più deboli

Oltre ai tagli e agli scandali della politica nazionale si allunga l'elenco delle vergogne della giunta cittadina retta dal patto Paroli-Rolfi, ovvero Compagnia delle Opere – Lega.
Mentre con la scusa di contenere la spesa del comune si operano pesanti tagli lineari:
  • Riduzione del servizio per l'assistenza agli anziani con la cassa integrazione alle assistenti domiciliari.
  • Taglio ai contributi per gli indigenti
  • Azzeramento del trasporto per disabili
  • Tagli alle scuole materne: riduzione delle sezioni, innalzamento a 29 bambini per classe, riduzione del personale a sostegno dei portatori di handicap
  • Sospensione del servizio mensa ai bambini delle famiglie che a causa della crisi sono in ritardo con i pagamenti delle rette
  • Chiusura dei centri di aggregazione giovanile
  • Blocco di tutte le liste per le richieste di accessi ai servizi
  • Riduzione degli appalti per la gestione del verde pubblico
  • Cassa integrazione per il personale dei musei cittadini
  • Chiusura del consultorio di via Baracca (rimangono due consultori familiari per l'intera città!)
Si sperperano soldi per opere inutili e costose:
  • la rimozione delle panchine dal centro storico
  • lo smantellamento della pensilina di Piazza Rovetta
  • la cancellazione delle Lam
  • il rifacimento della curva nord dello stadio Rigamonti
  • il progetto di piramide in piazza Tebaldo Brusato
  • il progetto di parcheggio sotto il Cidneo
e ancora balzano alla cronaca i buchi neri intorno alle grandi mostre organizzate dalla giunta Paroli con fiumi di denaro “regalati” ad Artematica o le inchieste intorno all'uso improprio delle carte di credito.
Parleremo di tutto questo
SABATO 10 NOVEMBRE
ore 15.00
presso Museo Ken Damy Corsetto Sant Agata, 22 Brescia
con
Fiorenzo Bertocchi (Segretario provinciale PRC)
Patrizia Moneghini (Segretaria Funzione Pubblica CGIL)
Dino Greco (Direttore di Liberazione)
Coordina Sebastiano Sorio (sezione Dell'Angelo-Ghetti PRC)

Durante l'iniziativa si raccolgono le firme
a sostegno della campagna referendaria.
Partito della Rifondazione Comunista Circolo Dell'Angelo - Ghetti



giovedì 9 febbraio 2012

pronto il video completo del primo incontro del minicorso di economia

Pubblicato integralmente su You tube il video del primo incontro con Giulio Palermo, suddiviso in 11 clip di una decina di minuti ciascuno. Qui sotto un sommario del contenuto di ogni clip.
A seguire il successivo piano di lavoro dei tre incontri rimanenti, con le date già fissate del secondo incontro (lunedì 27 febbraio) e del terzo (giovedì 29 marzo). Infine il contributo del docente di presentazione del corso. Buona visione.


MINI-CORSO DI ECONOMIA COL PROFESSOR GIULIO PALERMO


Incontro di Martedì 24 gennaio

Capitolo 1 - Clip 1

Come affrontare il problema:

  1. Taglio storico?

  2. Partire dall'attualità

    1. Cercare il colpevole?

    2. Diritto all'insolvenza?

Capitolo 2 – Clip 2

  1. La moneta unità di conto, mezzo di scambio, riserva di valore

  2. Introdurre elementi concettuali per spiegare la crisi

    1. Il baratto, la legge di Say e la critica di Keynes (in realtà di Marx)

Capitolo 3 – Clip 3

  1. La crisi: la moneta può sottrarsi allo scambio-baratto. La forma-denaro

  2. Nel capitalismo la crisi è una necessità economica, nelle società precapitalistiche la crisi dipende da fattori extra-economici.

  3. Il lavoro salariato tra gli elementi che aprono il problema della crisi

  4. La crisi: sovraproduzione o crollo in borsa? - La caduta del saggio di profitto

  5. Che cosa fa la moneta, che cosa fa la finanza nel nostro sistema

  6. Un capitalismo in senso moderno senza banca centrale non può esistere

  7. L'audit sul debito

Capitolo 4 – Clip 4

  1. La moneta come riserva di valore è già una forma di debito e di credito

  2. Il ruolo delle banche centrali e il loro potere di emettere moneta in esclusiva

  3. La banca di stato ostacola gli altri stati – il signoraggio

    1. Il signoraggio: stampa di moneta e inflazione

    2. La creazione di valore non sta nella moneta, ma nel lavoratore produttore della merce

    3. Spesa pubblica: tassazione o stampa di nuova moneta

    4. Stampa di nuova moneta: a chi far pagare

      1. Se lo stato restituisce alla banca centrale la moneta stampata – non c'è inflazione

      2. Se lo stato non restituisce la moneta stampata – c'è inflazione

Capitolo 5 – Clip 5

  1. Il carico della tassazione è deciso politicamente

  2. I ceti colpiti dall'inflazione: reddito fisso e banche

  3. La mistificante contrapposizione finanza brutto – economia reale bello

  4. Le oscillazioni di borsa sono solo redistribuzioni di ricchezza

  5. La situazione attuale è quella della banca centrale privata che presta soldi allo stato a interesse: appropriazione diretta di valore prodotto socialmente

  6. La banca centrale nasce come evoluzione del sistema bancario privato

  7. Il problema centrale: i soldi prestati sono restituiti alla banca centrale con gli interessi (come sempre se la banca centrale è privata); senza interessi o senza restituzione (se la banca centrale è pubblica)

Capitolo 6 – Clip 6

  1. Necessità storica delle banche e della banca centrale: fornire capitali a chi ne ha bisogno

  2. La moneta cartacea per fissare un valore univoco non garantito dalla moneta metallica

  3. Il controllo pubblico della moneta per controllare il processo produttivo.

  4. Il nodo è lo sfruttamento, che non viene intaccato dalla semplice nazionalizzazione.

  5. Profitto d'impresa e profitto bancario

  6. Rapporto tra sfruttamento capitalistico e crisi

  7. La contrapposizione è tra profitto e salario, non tra interesse bancario e salario

  8. Domanda dal pubblico: differenza tra moneta legata all'oro e moneta slegata dall'oro

  9. Dall'agente di cambio che custodisce monete d'oro al banchiere che presta i soldi non suoi

Capitolo 7 – Clip 7

  1. (continuazione diretta del clip 6: moneta slegata dall'oro) Stampa eccessiva di moneta cartacea: gli Stati uniti proclamano l'inconvertibilità.

  2. Con l'inconvertibilità cambia il rapporto di forza tra paesi. Il signoraggio USA

  3. Con l'inconvertibilità il signoraggio è pieno se i dollari cartacei non rientrano negli USA

  4. L'euro come tentativo di emulare il signoraggio del dollaro.

  5. L'inconvertibilità non ha cambiato i termini del signoraggio e dell'appropriazione.

  6. Gli Stati Uniti egemoni a livello finanziario anche se il dollaro non è convertibile.

Capitolo 8 – Clip 8

  1. Domanda: approfondire la differenza tra crisi di sottoproduzione di valori d'uso e crisi di sovrapproduzione di valori di scambio.

  2. Valore d'uso e valore di scambio. La logica del profitto è la logica del valore di scambio.

  3. Valore e tempo di lavoro.

  4. La logica del profitto è insensibile ed indipendente dal bisogno delle persone.

  5. Se il capitale non produce profitti il lavoratore ne paga le conseguenze.

  6. Crisi: Precapitalismo: mancano valori d'uso. Capitalismo: il capitale non si valorizza.

  7. Quale è la dinamica del saggio di profitto? La crisi è un problema del capitale. Il nostro problema è il capitalismo, che sfrutta anche quando non c'è la crisi.

  8. Affrontare il corso partendo dal valore d'uso e dal valore di scambio: aspetti monetari ed aspetti sostanziali del capitalismo.

  9. In che modo la finanza si appropria del valore senza entrare nel processo produttivo.

Capitolo 9 – Clip 9

  1. Domanda: esigenza di comprendere anche tecnicamente i meccanismi finanziari; e da dove viene la fede nella moneta e nel dollaro?

  2. Credere che si scopre la legge della gravitazione guardando un sasso.

  3. La questione di Bretton Woods ed i tecnicismi delle banche centrali sono fondamentali.

  4. Comprare o no i titoli direttamente è una grossa questione, ma non risolve niente di fondo.

  5. Domanda: quale politica economica domina oggi, come meccanica della finanza e della politica? la globalizzazione come incide sulla dinamica valore d'uso – valore di scambio?

  6. Domanda: l'aumento della produttività ci ha portato alla crisi del capitale.

  7. Palermo: aggiungerei quella del diritto all'insolvenza. Inoltre potrei fornire materiali.

Capitolo 10 – Clip 10

  1. Domanda: cosa fare operativamente? Risposta: si possono dare indicazioni a tutti i livelli, macroeconomici, geopolitici, ma sul che fare possiamo semplicemente discutere insieme.

  2. Intervento: partire dalla nostra cultura marxista, e poi, salendo, rapportarsi al contesto.

  3. Replica docente: sono perfettamente d'accordo con l'intervento del compagno.

    1. Partire da valore d'uso e valore di scambio.

    2. Il ruolo della moneta in Marx.

    3. Quale è il tipo di crisi: è una crisi finanziaria?

    4. Diritto all'insolvenza: schema più keynesiano che marxista.

    5. La contrapposizione non è tra monetaristi e keynesiani.

    6. Marx non affronta il problema del debito pubblico. Dobbiamo svilupparlo noi.

    7. La crisi dei debiti sovrani.

Capitolo 11 – Clip 11

  1. Sviluppare il problema de debito in due modi:

    1. Provare ad integrare Marx affrontando il debito in termini marxiani.

    2. Ripercorrere la storia del debito pubblico in Italia.

      1. Diritto all'insolvenza?

  2. Appropriarsi di strumenti critici di valutazione: non pago

    1. Sinistra radicale

    2. Goldmann Sachs

  3. Questioni organizzative del corso


La scansione definitiva definitiva del corso:


Lunedì 27 febbraio:

CRISI, SFRUTTAMENTO E DEBITO. UNA PROSPETTIVA MARXISTA

L’incontro intende fornire una guida teorica al pensiero di Marx e al dibattito marxista sui rapporti tra crisi economica e sfruttamento dei lavoratori. Questi elementi teorici sono poi utilizzati per spiegare la caduta del saggio di profitto, il ruolo della moneta, della finanza e del credito, i processi di globalizzazione e mercificazione e l’attuale crisi dell’accumulazione capitalistica mondiale.


Giovedì 29 marzo:

DEBITO PUBBLICO, DEFAULT E RAPPORTI DI CLASSE

L’incontro è dedicato all’analisi storica della formazione del debito pubblico in Italia, al ruolo svolto dallo stato nel processo di sviluppo capitalistico dal dopoguerra a oggi e alle trasformazioni istituzionali che hanno portato all’indipendenza della banca centrale e all’entrata nell’euro. L’attenzione si sofferma, in particolare, sul dibattito teorico e politico che ha accompagnato questo processo, per lungo tempo incentrato sulla contrapposizione interna all’economia borghese tra neoliberisti e keynesiani. Questa analisi storica e teorica ci consente infine di discutere criticamente le risposte alla crisi suggerite dalle forze istituzionali di destra e di sinistra e di confrontarle con le istanze più radicali sviluppate dalle forze antagoniste e anticapitaliste.


Data da definire nel mese di aprile:

NASCITA E MORTE DELL’EURO

In questo incontro discutiamo le funzioni storiche dell’unione economica e monetaria nel processo di disciplinamento del lavoro in Europa. A questo fine, analizziamo i principi di funzionamento dell’Unione europea e delle sue principali istituzioni, il processo che ha condotto all’euro, i rapporti interni all’Europa e quelli con gli altri poli capitalistici mondiali. La natura doppiamente restrittiva, monetaria e fiscale, delle istituzioni europee è poi messa in relazione con la trasmissione della crisi finanziaria americana, che si è riversata dapprima sulle banche europee, poi sugli stati più deboli dell’Unione e infine sui popoli di questi stati. Contro la vecchia ricetta di far pagare al lavoro le contraddizioni del capitale si delineano però anche scenari per un’uscita anticapitalista dalla crisi, attraverso processi di collettivizzazione e demercificazione che mettano alle corde il mercato, il capitale e il primato della finanza, per lasciare spazio alla soddisfazione dei bisogni umani e all’emancipazione della classe lavoratrice.


Oltre a questa scansione voluta dal professor Palermo, anche con i contributi emersi dal confronto con i partecipanti al primo incontro, il professore ha illustrato il quadro politico culturale in cui egli si muove, facendo precedere il programma da questa premessa:


Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro di un popolo informato, consapevole e pronto a lottare. Nel novembre 2011, la sola minaccia di dare la parola al popolo greco, attraverso un referendum che, per una volta, avrebbe privato banchieri e affaristi del loro diritto insindacabile di decidere per noi, ha fatto crollare le borse di mezzo mondo. Subito, la finanza, i gruppi imprenditoriali e i loro rappresentanti politici hanno serrato le file per riaffermare chi decide, quali sono gli interessi che contano e in che modo devono essere difesi. Non ovviamente attraverso l’esplicitazione degli opposti interessi di classe, ma in nome del buon governo, della necessità oggettiva di salvare il capitalismo e della vecchia storia secondo cui, per il bene di tutti, si deve aiutare il capitale.

Contro questa concezione mistificata, dobbiamo attrezzarci anche teoricamente, riprendendo le armi della critica scientifica. Solo una coscienza politica capillare di ogni uomo e ogni donna vittime dello sfruttamento capitalistico ci consentirà di lottare per la nostra emancipazione economica e sociale. Non abbiamo bisogno di politici che minaccino di interpellare il popolo per avere accesso ai club dei potenti. Quello che ci serve è una coscienza di classe che ci consenta di prenderci la parola ogni volta che i nostri diritti sono violati, che ci porti a costruire percorsi di lotta radicale e antagonistica e che ci aiuti a ragionare sui modi per superare questa società in cui esistiamo solo come strumenti di valorizzazione del capitale.

La coesione sociale, la genuflessione al mercato e il governo dei tecnici non sono affatto necessità oggettive, ma obiettivi di parte, di chi sfrutta e comanda, e non ha certo interesse ad aprire uno scontro, o un confronto, con chi invece non riesce nemmeno ad esprimere i propri disagi. Perché una cosa è certa: quando riusciremo finalmente a dire la nostra, non sarà per servire meglio il capitale, ma per liberarci dalle sue catene. Per questo, cominciamo a confrontarci, abbattiamo il velo mistificatorio della teoria economica borghese e poi: abbattiamo il capitalismo.”

sabato 21 gennaio 2012

Formigoni si dimetta - comunicato stampa di Rifondazione Comunista

COMUNICATO STAMPA
LOMBARDIA, CASO PONZONI, FERRERO - BOGHETTA(PRC – FDS): «FORMIGONI SI DIMETTA.
ENNESIMO EPISODIO DIMOSTRA PESSIMO LIVELLO DELLA GIUNTA REGIONALE: QUANTI ALTRI SCANDALI DOVRANNO TOLLERARE I CITTADINI LOMBARDI?»


Paolo Ferrero, segretario nazionale e Ugo Boghetta, segretario regionale di Rifondazione comunista – Federazione della Sinistra, intervenendo sul caso Ponzoni in Regione Lombardia, hanno dichiarato:

«La Regione Lombardia non è per niente pulita: Formigoni prenda atto delle sue responsabilità e si dimetta. Il caso dell’ex assessore Ponzoni è solo l’ultimo di una serie davvero troppo lunga: lo scandalo tangenti e l’arresto di Piergianni Prosperini, la questione delle firme false e lo scandalo rifiuti che ha portato all’arresto dell’ex assessore Nicoli Cristiani, per non citare tutti i consiglieri indagati o coinvolti a vario titolo in numerose inchieste giudiziarie. Quanti altri scandali dovranno ancora tollerare i cittadini lombardi? Il comportamento di Formigoni è vergognoso: altro che mele marce e disegni della sinistra, la verità è sotto gli occhi di tutti. C’è un grave problema etico al Pirellone: i suoi vertici politici ne sono responsabili».

sabato 12 novembre 2011

Un poco di dietrologia

Berlusconi si è dimesso. Gridiamo anche noi, insieme al popolo romano: alleluia!. Ma rimane un interrogativo: ha più ragione Franceschini ad attribuirsi tutto il merito, o Cicchitto, che sostiene che non il PD, ma i MERCATI hanno abbattuto Berlusconi?
Ma non di questo si voleva parlare, quanto dell'informe movimento chiamato "gli indignati", che qualcuno scambia per una rivoluzione, dopo aver certificato che lo erano gli avvenimenti di Tunisia, di Egitto, e soprattutto che era una grande rivoluzione di popolo la maxi operazione della NATO e dei servizi segreti di mezzo mondo in Libia. Naturalmente la NATO se ne infischia di questi utili idioti, e proclama ufficialmente il pieno successo della operazione-Libia (per le altre il successo occidentale è così ovvio che non occorre neppure proclamarlo).
Per questo, senza farsi ossessionare dal complottismo e dal "segreto" (il web pullula di siti di questo tipo), può essere utile questo filmato, che ritiene di individuare un unico filo che lega la "rivoluzione" di Gorbaciov, con le "rivoluzioni colorate" nei paesi dell'ex Unione Sovietica, con le "primavere arabe". Naturalmente, credere (come si potrebbe ricavare da un ascolto semplificatorio del filmato) che un gruppo di serbi abbia combinato tutto il casino è altrettanto ridicolo che credere al ragazzino libico esule che avrebbe scatenato l'inferno della guerra in Libia (scusate: la rivoluzione libica!) battendo su qualche tasto del suo computer nel suo appartamento in Svizzera (però, mercenari serbi continuavano a saltar fuori in Libia, solo che erano attribuiti alla "parte" gheddafiana).
Quindi prendiamo il filmato per quello che è, cioè come avvertenza a non farsi menare per il naso da "rivoluzionari inesistenti", o addirittura prezzolati per deviare in continuazione il "movimento" su falsi obiettivi e su innocui giri di valzer, campade, lune nel pozzo e cose simili. Che poi i centri di elaborazione delle politiche globali, di matrice oramai solo capitalistica, esistano, è non solo ovvio, ma viene detto apertamente sui loro siti internet. Prendiamo per esempio l' "Aspen institute", ovviamente americano, che espone così la sua "missione": "La missione di Aspen Institute è duplice: promuovere una leadership basata sui valori, incoraggiando le persone a riflettere sugli ideali e le idee che definiscono una buona società, e per fornire un campo neutro ed equilibrato per discutere e agire su temi critici." Una definizione, appunto "neutra". Ma basta dare una occhiata distratta al "Board" per trovarci fianco a fianco, tanto per fare un esempio, sia la ministra degli esteri di Clinton che quella di Bush junior.
Se poi andiamo alla sezione italiana di questa organizzazione, nel suo comitato esecutivo, che comunque consigliamo di analizzare per intero visitando il sito linkato prima, insieme a Lucia Annunziato ed Umberto Eco troviamo Fedele Confaloniere, John Elkann, Giulio Trementi e tutto il gotha di chi ci domina davvero. Dunque occhio ai dinosauri ed agli altri sauri, vegetariani o carnivori. Il cataclisma geologico che ci ha preceduto ce ne ha lasciato molti in eredità. Buon video.

Da vedere prima dell'11 11 11 from censuratixcaso on Vimeo.

venerdì 22 aprile 2011

L'aler agli ordini della giunta

Nel suo forsennato attacco a tutto ciò che non rientra nei suoi schemi di ordine e di disordine, cioè nel suo ordine di classe, la giunta del mononeuronato porta i suoi affondo. Via i rom da via Orzinuovi, via il Magazzino 47 da via Industriale, via gli sfrattati da tutte le vie, via gli operai da via Milano. In alcuni casi per intervento diretto, in altri come responsabilità politica condivisa con governo e padroni in genere.
Qui sotto alcune immagini della visita spontanea all'Aler di Brescia, che ha intimato lo sfratto giudiziario dai locali dove agisce il Magazzino 47, da anni presenza significativa del movimento in città, e ultimamente attivo nella vicinda della gru e in quella contro gli sfratti. Che cosa c'é di meglio che sfrattarlo?
Ai compagni del Magazzino, come ai rom, come agli operai di via Milano (Ideal Standard e Caffaro vanno verso la chiusura definitiva e senza alternative per più di cento operai) va la nostra solidarietà.

martedì 23 novembre 2010

Continua la lotta all'Ideal Standard - UNITI SI VINCE

Brescia 20 novembre 2010.
la commissione lavoro della Federazione della Sinistra - PRC di Brescia ha incontrato i lavoratori in presidio e ha realizzato questo video per dare più visibilità a questi lavoratori, che dopo circa un anno e mezzo di lotte e di presidio non hanno ancora la certezza che le promesse vengano mantenute, non sanno se il polo logistico che è stato promesso si realizzerà. Non c'è niente di scritto che possa dare la tranquillità a questi lavoratori, che sono ormai stanchi, sperano che tutto si concluda per il meglio e possano finalmente andare a lavorare, ma hanno anche la consapevolezza che non possono abbassare la guardia, specialmente in questo momento delicatissimo, dove si sta esaurendo la cassa integrazione. I lavoratori sono pronti a continuare la lotta con forza e determinazione, facendo nuove iniziative decise, al fine di mantenere alta l'attenzione dell'opinione pubblica e sui mezzi d'informazione. La Federazione della Sinistra - PRC di Brescia é al fianco dei lavoratori in presidio e darà forza e sostegno con tutti i mezzi disponibili a tutte le iniziative di lotta che i lavoratori dell' Ideal Standard decideranno di attuare. UNITI SI VINCE


sabato 23 ottobre 2010

Dal presidio degli immigrati per il permesso di soggiorno - Brescia - Via Lupi di Toscana



Da circa un mese a Brescia un gruppo di immigrati di diverse nazionalità, che non sono riusciti ad entrare nella sanatoria del 2009, perchè la condizione di clandestinità è diventato per legge un reato, chiedono di avere un permesso di soggiorno di almeno sei mesi per avere la possibilità di regolarizzare la loro posizione, considerando che sono immigrati che vivono e lavorano in Italia da diversi anni. La federazione PRC di Brescia, che è sempre stata al fianco delle lotte degli immigrati, ha realizzato questa intervista per difendere i diritti di tutti, anche di fronte alle manovre ed alle pressioni messe in campo soprattutto dal vice sindaco leghista Rolfi per rimuovere il presidio con la forza.

venerdì 1 ottobre 2010

Adro linea del Piave della democrazia - Walter Peruzzi direttore di "Guerra & pace"

Data l'importanza vitale dell'argomento riprendiamo da Liberazione del 30 settembre 2010 l'articolo scritto da Walter Peruzzi direttore della rivista "Guerra & pace".
Invitiamo tutti coloro che ne vengono a conoscenza a dare la massima diffuzione a questo articolo.

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Un partito che rappresenta un'incombente minaccia totalitaria da arginare
La Lega, il nuovo fascismo
che avanza con Berlusconi

Per la salvezza
della democrazia
è indispensabile fare
di Adro la linea
del Piave, e imporre
un alt all'arroganza
di tutti gli esponenti
del Carroccio



martedì 28 settembre 2010

Adro: la dignitosa fuga del sindaco sbruffone

In una sala gremita di giornalisti, telecamere, flash, il sindaco di Adro ha tentato inutilmente di imporre la sua legge padanica: qui comando io, questa è casa mia, fuori le telecamere e le macchine fotografiche, non voglio registrazioni, ecc., applaudito da una claque per la verità piuttosto striminzita, anche se molto chiassosa.
Alla fine, quando i suoi fans avevano già pronosticato la ritirata dei giornalisti con le pive nel sacco, la clamorosa fuga dell'eroe dell'elica a sei punte, fuga mascherata dalla preoccupazione di non provocare scontri incontrollati: consiglio comunale rinviato al giorno successivo in seduta segreta!
Ma i suoi fans sembravano insoddisfatti: il mito di cartone si sta sgretolando?

lunedì 27 settembre 2010

Depositato l'esposto al Prefetto
da parte della Federazione di Brescia del Partito della Rifondazione Comunista


OGGETTO: richiesta di sopralluogo ed intervento per la rimozione di nome e simboli illegittimamente apposti al plesso scolastico statale sito nel Comune di Adro (BS) alla Via Nigoline.

"...chiediamo, pertanto, alla Prefettura, dunque, allo Stato e, pertanto, alla nostra Repubblica un intervento immediato, forte e chiaro, nel nome della legalità e del rispetto delle regole democratiche affinchè - nelle forme e nei modi previsti dalla legge e nell'ambito delle competenze attribuite alla S.V. - possa essere disposto un sopralluogo con documentazione e verbalizzazione delle operazioni e delle attività svolte e, conseguentemente, affinchè venga inibito l'uso della denominazione "Polo Scolastico Gianfranco Miglio" perché illegittimamente attribuito e venga, altresì, disposta d'imperio la rimozione, a spese degli Amministratori responsabili, di tutti i simboli e le etichettature, comunque denominate, recanti rappresentazioni di tendenza ovvero di orientamento ideologico..."

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Intanto questa sera 20 sttembre ore 20.00 consiglio comunale. Si annuncia caldo.

sabato 18 settembre 2010

Sabato intenso in Franciacorta

Mentre ci raggiunge la bella notizia che è una realtà l'ingiunzione al sindaco di Adro di rimuovere i simboli della Lega dal nuovo polo scolastico, dobbiamo segnalare un increscioso episodio alla "Festa dei popoli" - "Festa antirazzista" di Camignone.
Questa notte, come culmine di una serie di "dispetti" piuttosto pesanti i criminali si sono firmati. Ma andiamo con ordine. Un paio di settimane fa gli organizzatori della festa antirazzista avevano posto sul cavalcavia che precede il restringimento della strada per la Valcamonica con il passaggio da due ad una corsia - un punto strategico, che precede immediatamente l'uscita per Camignone - lo striscione che annunciava la festa, come fanno sempre anche gli organizzatori di "Camignonissima". Lo striscione è durato un giorno, dopo di che è stato asportato da "mani ignote". La settimana scorsa un altro striscione è stato esposto nella zona della festa, in pieno "centro" di Camignone. Dopo di chè, a festa partita, qualcuno ha provveduto sistematicamente ad asportare la segnaletica provvisaria che doveva guidare i visitatori verso la festa. Cose "normali", già successe all'inizio del mese alla festa di Rifondazione comunista di Ospitaletto.
La novità di questa notte è stata la "firma". Con una lavoro accurato - che fa venire in mente il pupazzo dello scorso anno lasciato alla festa antifascista di Cazzago San Martino - i dintorni della festa sono stati tappezzati con una decina di volantini, cellofanati e sigillati, e firmati "Autonomi nazionalisti" e "anti antifa".
La cosa genera un certo stupore, per la diretta omologazione che questi figuri fanno tra razzismo e fascismo. Ovviamente il vaso comunicante tra razzismo e fascismo è poderoso; ma rimane sorprendente che ad infastidire una festa "antirazzista" e "dei popoli" si presenti un gruppo, del resto quasi sconosciuto e poco definibile anche se guarda su internet, che si dichiara puramente e semplicemente "anti antifa", attribuendosi quindi da solo la doppia qualifica di Razzista e Fascista.

Qui sotto il loro bel volantino.

lunedì 9 agosto 2010

Alla festa di liberazione di Bovezzo Brescia di scena acqua pubblica e scuola pubblica da salvare

Martedì 10 agosto
ore 21.00
Serata ambiente
"Verso il referendum contro la privatizzazione dell'acqua"
Fabrizio Valli: comitato acqua pubblica BS - Attac
Fiorenzo Bertocchi : segretario PRC Brescia

Mercoledì 11 agosto
ore 21.00 serata scuola
"L'autunno della scuola pubblica"
Tavola rotonda con i movimenti dei genitori bresciani e il sindacalismo della scuola
Coordina: GIOVANNA CAPELLI - Responsabile regionale scuola PRC

lunedì 28 gennaio 2008

Crisi

Questa crisi, annunciata da tempo, è esplosa nel momento peggiore di una crisi finanziaria, che, secondo alcuni autorevoli economisti, potrebbe far rimpiangere il 1929. Sarebbe interesse del paese avere un governo stabile ed autorevole, in altre parole in grado di prendere misure rapide ed efficaci.
Sgomberiamo il campo da Mastella, quasi che sia possibile addossare a lui la responsabilità: non ha tenuto conto dell’interesse nazionale, ma si è fatto guidare dalla sua condizione personale.
Una tale valutazione sarebbe tollerabile se gli altri attori avessero fatto prevalere gli interessi nazionali e non quelli della loro bottega. Mastella era contro l’ammissione dei referendum elettorali, mentre erano latitanti il Governo e Rifondazione Comunista ed autorevoli esponenti prodiani erano referendari illustri ed intransigenti, insieme con pezzi veltroniani del PD. Alla vigilia della pronuncia, scandalosamente affrettata della Consulta, un raid giudiziario ha fatto piazza pulita dell’Udeur in Campania. Un collega di Governo, Di Pietro per non fare altri nomi, ha maramaldeggiato. Sul piano della riforma elettorale tutto fermo, passi avanti possibili soltanto da un’intesa bipolarista tra Veltroni e Berlusconi, con un contentino a Lega e PRC, non per caso assenti dalla battaglia contro i referendum. Politicamente Veltroni annuncia che il PD, quale che sia il sistema elettorale, andrà da solo. Aggiungiamo al quadro il richiamo alla piazza di Ruini per lavare l’offesa della Sapienza ed il grido di dolore che si levava dalle masse più sensibili ai richiami della gerarchia. Cosa poteva fare Mastella di diverso? Suicidarsi davanti alle telecamere a Porta a Porta o a Ballarò?
Costituzionalmente la risposta di Prodi è ineccepibile: far svolgere la crisi in Parlamento, in modo trasparente e sotto gli occhi di tutti. In questa sua scelta c’è anche una componente psicologica sansoniana, di quel personaggio che muore con tutti i filistei. Nel caso italiano i filistei sono sia amici (quelli da cui ci deve guardare iddio), da Dini a Veltroni, che nemici. Le lezioni anticipate, a meno di un coup de théâtre in Senato, sono alle porte. Tra i due porcellum, quello in vigore e quello referendario, il primo fa meno schifo. Se si vota, meglio presto che dopo il referendum. Se neppure Mastella vuole interferire nelle prerogative del Capo dello Stato, non mi azzardo io a farlo.
Penso soltanto a voce alta, che chi ha contribuito alla crisi ed ha la pretesa di guidare, anzi di rifondare, la politica italiana debba chiedere ed assumere l’incarico: caro Walter è giunta l’ora!
Un discorso a parte meriterebbe la sinistra, se non fosse evidente la sua marginalità. Il processo della Federazione Rossarcobaleno non ha fatto passi avanti, anzi le crepe e le lacerazioni si sono accentuate, soltanto SD (olim per il socialismo europeo) pagando un prezzo interno, ha un rapporto di fiducia totale con il PRC. La sinistra dovrebbe essere capace di allargare il processo unitario all’area socialista e raccogliere la sfida, se si vota con la legge attuale, di formare una coalizione con un programma comune ed un capo indicato come candidato alla Presidenza del consiglio.
Inutile fingere che ci siano le condizioni per una lista unica, che sarebbe, altresì, un segno di debolezza, poiché gli basterebbe un 4% per avere degli eletti alla Camera. Già porsi l’obiettivo del 10% è un messaggio forte di raccolta di consensi e di mobilitazione e tra l’altro non ci sarebbe un unico soggetto a distribuire le carte a sinistra. Se ci sono le condizioni politiche alla Camera, al Senato si può pensare ad una lista unica, perché la soglia del 20% regionale, appare fuori portata.
Un segnale è necessario, perché alle strette potrebbe funzionare il richiamo al voto utile, l’unico argomento spendibile dal PD, per contrastare la destra rampante e sicura di sé.
Felice Besostri

Contributo critico agli Stati Generali della Sinistra (Roma, 8 e 9 dicembre 2007)

CONTRIBUTO CRITICO AGLI STATI GENERALI DELLA SINISTRA
Roma - 8 e 9 dicembre 2007

Una unità progressiva e crescente della sinistra in Italia è necessaria per farla uscire dalla condizione di sinistra più debole d’Europa, debolezza che si è accentuata con la formazione del PD, formazione di natura e vocazione neo-centrista.
Una sinistra forte, unita e rinnovata è essenziale per superare la sua frammentazione, che è nel contempo causa ed effetto della sua debolezza, se confrontata con il radicamento sociale ed elettorale delle formazioni di sinistra di altri paesi europei. Dalla Spagna al Portogallo, dalla Francia alla Germania e alla Gran Bretagna, dalla Grecia ai paesi scandinavi, persino nei paesi, già facenti parte del sistema sovietico, la sinistra, nelle sue varie espressioni, ha una consistenza maggiore di quella italiana.
L’orizzonte internazionale dell’azione politica non può essere ignorato per non fare operazioni di respiro provinciale: l’Italia è un paese importante, ma non è l’ombelico del mondo.
I processi di globalizzazione dell’economia, della finanza e della comunicazione richiedono una analisi adeguata ed una risposta politica allo stesso livello dei problemi da affrontare e risolvere nell’interesse della maggioranza dell’umanità.
Nei casi in cui la integrazione delle economie e lo sviluppo del commercio internazionale aumenta il prodotto interno lordo, comunque la distribuzione della ricchezza non soltanto è ineguale, ma anche crescente è la disuguaglianza, in termini di proprietà e di reddito, tra la minoranza più ricca e la maggioranza più povera, comprese le classi medie.
Nei paesi più industrializzati la parte di ricchezza destinata ai redditi di lavoro, dipendente ed autonomo, è in costante diminuzione, come potere d’acquisto e di frequente anche in termini assoluti, rispetto ai profitti ed alle rendite finanziarie, che godono altresì di un più favorevole trattamento fiscale.
Questo fenomeno è riscontrabile nella maggior parte dei paesi europei, ma particolarmente accentuato in Italia, aggravato dall’aumento del costo della vita.
Le privatizzazioni e liberalizzazioni hanno beneficiato per una trascurabile parte i consumatori, ma creato monopoli ed oligopoli privati preoccupati di massimizzare i profitti da rendita di posizione, più che investire in ricerca ed innovazione tecnologica.
Nei paesi con più alto tasso di sviluppo degli ultimi anni, come la Cina e la stessa Federazione Russa, lo sviluppo economico, notevole in termini di tasso di crescita del PIL, non ha ridotto le disuguaglianze, semmai le ha accentuate a favore di oligarchie politiche ed economiche, che detengono il potere grazie ad un ferreo controllo burocratico e poliziesco, che limita le libertà democratiche dei cittadini e dei mezzi di informazione.
Persino in paesi molto più democratici, come l’India, lo sviluppo economico impetuoso non ha eliminato e nemmeno ridotto le discriminazioni di casta, né ha rafforzato le libertà civili e sindacali.
In generale lo sviluppo economico, senza regole diverse dalla massimizzazione del profitto, ha creato e continua a creare minacce all’ambiente ed a rarefare le risorse energetiche non rinnovabili, nonché a provocare, insieme con altri fattori politici ed ambientali, esodi biblici di popolazioni per sfuggire alle guerre, alle carestie, alle discriminazioni etniche o religiose, alla povertà ed alla mancanza di libertà.
Le tensioni sono destinate a crescere, tanto più quanto più non vi è uno sforzo coordinato e corale per risolvere i problemi dell’umanità, in particolare di quella più sfavorita, cui non è garantita nemmeno l’acqua potabile, un’istruzione elementare e le cure sanitarie di base: tutti problemi risolvibili con una frazione minima delle risorse destinate alle armi ed alle guerre.
La globalizzazione accelera lo sviluppo capitalistico, ma anche le sue contraddizioni, potrebbe quindi far maturare più rapidamente le condizioni obiettive favorevoli alla sua riforma ed, in prospettiva, al suo superamento per costruire un ordine sociale nuovo. Una moderna forza socialista nei paesi più sviluppati deve assicurare una linea d'azione politica e parlamentare di netto stampo antiprotezionista, contro il peso della burocrazia amministrativa e la sua corruzione, contro lo strapotere delle banche e delle società finanziarie che non producono direttamente ricchezza.
Nei servizi pubblici si devono privilegiare gli interessi dei cittadini utenti, come anche si devono ripensare le liberalizzazioni e le privatizzazioni indiscriminate, parassitarie ed inefficienti.
I problemi non possono essere risolti da nuove guerre preventive, o con l’erezione di muri invalicabili per difendere i paesi ricchi dai poveri del mondo, né con la diffusione di sentimenti di insicurezza ed identitari da scaricare sui diversi e sugli emarginati.
Una nuova sinistra non può che essere pacifista, internazionalista, cosmopolita ed europeista, per quanto ci concerne più direttamente come italiani.
Una società multietnica e multiculturale non può che fondarsi su un laicismo rigoroso delle istituzioni pubbliche e nella estensione della libertà e della democrazia.
Una società libera e laica deve consentire a tutti, secondo le rispettive individuali inclinazioni, di essere riconosciuti e tutelati nella loro specificità o di essere integrati e persino assimilati in una comunità che ripudia ogni discriminazione legale o di fatto per ragioni di genere, nascita, provenienza, razza, lingua, religione od orientamento sessuale.
Una sinistra unita in Italia deve promuovere il progressivo avvicinamento a livello europeo delle forze progressiste e di sinistra sui temi economici, sociali ed ambientali e sui diritti civili e di libertà anche con i liberali, che nel resto d’Europa, specialmente nei paesi nordici, sono formazioni laiche e democraticamente progredite.
Una sinistra unita e rinnovata deve rifiutare la violenza, quale che sia la sua giustificazione: i popoli sono sempre stati vittima della violenza.
In casi eccezionali si può ammettere la legittima difesa dalle violenze o dalle minacce di violenza scatenata da altri, se non è possibile altra risposta da parte dell’ordinamento giuridico nazionale o da quello internazionale.
Il potere si conquista e si gestisce soltanto con libere elezioni e con il consenso della maggioranza.
La sinistra contemporanea ha legato indissolubilmente il proprio destino alla libertà ed alla democrazia, in tutte le sue forme dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diretta fino alla democrazia partecipativa.
La sinistra unita italiana si deve compromettere in un impegno europeista, cioè per la creazione di una comunità politica soprannazionale, retta da istituzioni democratiche, rispettosa delle conquiste economiche e sociali dei lavoratori, strumento di pace e di cooperazione internazionale.
L’Europa deve avere una particolare responsabilità verso quelle parti del mondo già soggette al proprio dominio coloniale e sfruttamento economico.
Per le peculiari ragioni storiche delle migrazioni europee ed in senso opposto dell’esilio politico latinoamericano e dei vincoli così creati, è l’America Latina il primo banco di prova di un ruolo ed iniziativa autonoma dell’Europa nello scenario internazionale.
In nessun’altra epoca, dopo la sconfitta delle dittature militari, vi sono state le potenzialità di oggi per una crescita democratica e sociale dell’America Centrale e Meridionale, grazie anche al riscatto delle popolazioni indigene. Il processo in corso dal Brasile al Cile, dall’Argentina all’Uruguay, dal Perù all’Ecuador, dalla Bolivia al Venezuela deve essere sostenuto politicamente dalla sinistra europea ed italiana e reso possibile economicamente da un diverso e più equo rapporto dei paesi europei con quelli americani.
Confrontarsi con le esigenze di sviluppo di quei paesi è un compito più difficile che esaltarsi per ogni espressione di sentimenti antigringos e continuare ad eccitarsi per i miti rivoluzionari, come Cuba, senza accorgersi delle degenerazioni autoritarie, repressive e poliziesche che la caratterizzano.
L’obiettivo di una sinistra italiana unita, larga e plurale in un contesto europeo non può essere perseguito se si ripropongono le divisioni e le discriminazioni del passato.
La frattura politica ed ideologica tra socialisti e comunisti propria del XX secolo deve essere superata nella comune visione di un socialismo nel XXI secolo: socialismo che, a differenza dei profeti del nuovismo rinunciatario, riteniamo sempre possibile ed attuale.
Una società socialista, come recitava il primo statuto del PSOE, è una ”società senza classi composta da persone libere, uguali, rispettate e intelligenti”.
Le divisioni tra riformisti e rivoluzionari, tra socialdemocratici e massimalisti non hanno più senso: sono state divisioni tragiche, che hanno indebolito la sinistra di fronte all’instaurarsi del nazismo in Germania e del fascismo in Italia, ma comunque di altro spessore e dignità di quelle che vogliono perpetuare la teoria e la prassi delle due sinistre, una “riformista” e l’altra “alternativa” o “antagonista”.
Con la teoria e la prassi delle due sinistre non si potrà mai avere una sinistra a vocazione maggioritaria, cioè in grado di aspirare a dirigere il governo del paese e non semplicemente di stare ogni tanto al Governo.
Se le sinistre sono due, la sinistra non vincerà mai le elezioni.
La teoria e la pratica delle due sinistre comporta di dare la patente di sinistra “riformista” al PD, che invece è una formazione neocentrista. E comporta anche il fatto che la sinistra cosiddetta “radicale” si auto-confinerebbe al ruolo di eterno comprimario, di alleato un po’ riottoso ma subalterno al PD se sta al governo, oppure di irrilevante area di testimonianza e di protesta se sta all’opposizione.Una sinistra incapace di sfidare il PD in termini di capacità di governo ed innovazione è funzionale al progetto neo-centrista delle alleanze libere ed intercambiabili.
In ogni caso, non siamo interessati ad una sinistra unita che programmaticamente si trovi meglio all’opposizione a coltivare i suoi angusti orticelli piuttosto che al governo per risolvere, componendole, le contraddizioni tra realismo ed utopia.
L’orizzonte europeo impone a tutta la sinistra italiana, in tutte le sue sensibilità e provenienze, socialiste, comuniste ed ambientaliste di abbandonare la critica a priori nei confronti del socialismo democratico, che si riconosce nei valori, nella storia e nelle esperienze della socialdemocrazia e che si organizza nel PSE e nell’Internazionale Socialista.
Soltanto così si potrà costruire una sinistra unita, espressione del suo vasto popolo e non sommatoria burocratica ed elettoralista di gruppi dirigenti autoreferenziali, più preoccupati del loro personale destino che della creazione, anche in Italia, finalmente di una sinistra forte, innovativa e moderna perché unita, plurale, autonoma e laica.
Nell’immediato una sinistra larga, unita e plurale deve ripartire dal dialogo e dal confronto con quelle forze che non saranno presenti a Roma: non si può parlare di Stati Generali della Sinistra se non sono coinvolte tutte le sue espressioni.
In tale contesto ci dobbiamo riferire particolarmente ai movimenti di cittadini autonomamente organizzati, alle realtà militanti ed alla Costituente Socialista, con la quale dobbiamo stabilire precise e stringenti azioni comuni nelle istituzioni e nella società. Diritti civili, laicità, libertà di ricerca, tutela dell’ambiente e difesa del potere d’acquisto di salari, stipendi, redditi da lavoro autonomo e professionale, rinnovamento, consolidamento ed estensione dello stato sociale sono terreni sui quali è possibile trovare un’intesa e definire un programma comune.

Francesco Barra (Campania)
Giuseppe Bea (Lazio)
Claudio Bergomi (Lombardia)
Francesco Berni (Lazio)
Marco Bertozzi (Umbria)
Mauro Beschi (Lazio)
Felice Besostri (Lombardia)
Maria Agata Cappiello (Lazio)
Ettore Carettoni (Roma)
Alessandro Cerminara (Puglia)
Simone Fabrizi (Umbria)
Ernesto Fedi (Toscana)
Sergio Ferrari (Lazio)
Gianglauco Gioia (Marche)
Roberto Giulioli (Roma)
Alessandro La Noce (Lazio)
Luca Lecardene (Sicilia)
Fabio Mischi (Toscana)
Gianni Nardone (Lazio)
Renzo Penna (Lazio)
Paolo Preziosa (Lombardia)
Luigi Ranzani (Lombardia)
Giuseppe Russo (Lombardia)
Giovanni Scirocco (Lombardia)
Francesco Somaini (Lombardia)
Angela Tedesco (Lazio)


Le adesioni al documento vanno inviate all’indirizzo: felice.besostri@fastwebnet.it

venerdì 11 gennaio 2008

In toscana la partecipazione è legge !

info e approfondimenti
www.nuovomuncipio.org

A partire dal seminario promosso dalla Rete a Firenze il 9 Marzo 2005, il percorso per la formulazione delle prima Legge Regionale italiana in materia di partecipazione si è venuto snodando in maniera sempre più articolata e condivisa; dopo il convegno co-promosso da Rete e Regione Toscana il 13 Gennaio 2006, che ha cominciato a tracciare le linee guida del vasto processo partecipativo finalizzato alla formulazione condivisa dell'articolato, una nuova tappa nodale si è celebrata il 19 Maggio a Signa (FI), con un convegno internazionale sulle pratiche partecipative che è apparso ancora più denso del precedente. E' seguita poi una serie di workshop preparatori al Town Meeting di Marina di Carrara che, il 18 Novembre 2006, ha chiuso la prima fase consultiva e deliberativa di questa avventura.

La parte interattiva e "ufficiale" della comunicazione si è quindi spostata sul sito web dedicato al processo, disponibile all'indirizzo www.regione.toscana.it/partecipazione, a cui rimandiamo anche per la raccolta delle registrazioni di tutti gli eventi trascorsi. Il passo successivo si è celebrato Martedì 27 Marzo, con la discussione in Consiglio Regionale del Documento Preliminare della Legge - seduta che apre ufficialmente l'iter di approvazione formale dello strumento, diffusa integralmente in diretta streaming sulla home page del processo. Il 30 Luglio, infine, la Giunta ha licenziato il testo definitivo della proposta di legge che il Consiglio Regionale ha approvato, promulgando la Legge, il 19 Dicembre 2007: lo pubblichiamo, con la sua relazione di accompagnamento, di seguito, dove presentiamo una selezione ragionata dei materiali emersi durante questa avventura, non tanto come memoria cronistica di quanto detto e fatto, quanto come base documentale per il complesso percorso di elaborazione teorica e pratica tuttora in atto anche dopo l'approvazione dello strumento, allargandosi ora - come deve - alle modalità pratiche di attuazione dei principi sanciti; per informazioni, contributi o suggerimenti di ogni genere, i nostri contatti sono Francesca Rispoli o la Segreteria della Rete.

sabato 5 gennaio 2008

Ricostruire la democrazia

Ricostruire la democrazia, ha detto Ferrara nel suo intervento al Forum. Bene. Da dove cominciamo? Io propongo di cominciare da qui, da noi, dalla sinistra unita, plurale ed ecologista che vogliamo costruire.
Per questo la nuova formazione dovrà “mischiare” tutte le “anime” della sinistra non solo quelle iscritte alle quattro attuali componenti ma anche quelle – che forse sono più numerose – che non si riconoscono in alcuna di esse, che ora sono senza rappresentanza. Inoltre non deve costituirsi secondo l'abituale "forma partito", ma deve adottare una forma capace di tenere insieme formazioni politiche e società civile senza che si stabiliscano vincoli di subordinazione, collateralismi e tentativi di strumentalizzazione, ed alla quale ci si possa iscrivere anche direttamente non soltanto attraverso le formazioni politiche. Il che vuol dire che essa non può nascere attraverso accordi tra gli stati maggiori, intermedi, minori e minimi. Ma dal basso.
In qualsiasi forma provi a mettere insieme questo variegatissimo mondo, bisogna che la nuova formazione nasca mediante un processo aperto a chiunque voglia parteciparvi, che parta dai territori, e attraverso un confronto sui contenuti (l’idea di società, di Europa e di Mediterraneo; i rapporti internazionali; le scelte strategiche) miri a costruire il progetto ed insieme il soggetto che si candida a realizzarlo, o quanto meno a battersi perché lo sia. Sarebbe bello se le attuali formazioni politiche aprissero le proprie sedi alla società civile per ospitare questo processo.
La selezione di chi guiderà l’impegno per la promozione/realizzazione del progetto dovrà avvenire nel contesto dello stesso processo e non distintamente da esso: né prima, né dopo. Perciò in ogni luogo dove si sarà attivato il processo, definito un documento di contenuti sul quale si sia verificato il consenso dei partecipanti, si dovrà a nominare il gurppo dei portavoce che dovrà risultare composto così: 25% donne iscritte ai partiti; 25% uomini iscritti ai partiti; 25% donne non iscritte ai partiti; 25% uomini non iscritti ai partiti.
La nomina dovrà avvenire scegliendo tra coloro che avranno partecipato al confronto per la redazione del documento, in base ad una lista composta di quattro sezioni di eguale peso (25% ciascuna del totale): una comprendente donne iscritte a formazioni politiche; una seconda maschi iscritti a formazioni politiche; la terza e la quarta donne e maschi non iscritti ad alcuna formazione politica. Voteranno coloro che avranno preso parte al processo e ciascuno disporrà di quattro voti spendibili su una sola delle quattro sezioni della scheda o su tutte, come meglio crede, in modo che iscritti e iscritte possano votare anche per coloro che iscritti/e non sono, e viceversa. Con le stesse modalità si procederà anche ai livelli successivi [circoscrizionale (nel caso di Comuni grandi), comunale, provinciale, regionale e nazionale].
Con questo metodo dovrà essere formulato lo statuto e soprattutto la carta dei valori.
Saranno capaci le attuali formazioni politiche di mettersi veramente in gioco? Non sarà facile. Una cosa mi sembra però altamente probabile: se non si metteranno in gioco e non contribuiranno fattivamente a costruire un soggetto nuovo nella forma e per i contenuti esse si dissolveranno e condanneranno alla insignificanza politica tutta l'area delle sinistra.
Se un nuovo soggetto nascerà davvero auspico che esso recuperi la capacità di effettuare analisi strutturali. La sconfitta che la sinistra ha subito nasce dall’aver dimesso questo prezioso strumento di lettura ed interpretazione della realtà. E’ per questo che la sinistra si è visto passare sotto gli occhi senza capirli i cambiamenti strutturali che la trasformazione del capitalismo ha indotto nella società, non si è avveduta che la logica dell’accumulazione è profondamente mutata, non ha riconosciuto come suoi i “nuovi soggetti” che il diverso modo di produrre ha fatto emergere, non si è avveduta che sfruttamento e alienazione non passano più soltanto attraverso il rapporto di lavoro dipendente ma che le forme del comando del capitale si sono moltiplicate e coinvolgono anche il momento del consumo. Non si è accorta cioè che è mutata la composizione di classe della società. E si è distinta, quando non si è divisa , dagli ecologisti, come se la questione ecologica fosse un problema a sé stante e non avesse carattere strutturale.
Termino. Nell’assemblea generale del Forum abbiamo ricordato i morti sul lavoro dell'acciaieria di Torino. Affinché il ricordo che ne abbiamo fatto non si riduca alla solita sterile liturgia occorre che quanti ritengono indegno ed inaccettabile che per lavorare si muoia assumano la consapevolezza che per evitare le morti sul lavoro è indispensabile un cambiamento radicale del modo di produrre e quindi dell’assetto della società. O la sinistra che nascerà - se nascerà - si porrà questo obiettivo o le morti continueranno a scandire i ritmi dei processi di produzione.

Nino Lisi